Fusione Platino

Fusione Platino

Il platino, platinum in latino, è un elemento chimico classificato nella tavola periodica degli elementi di Mendelelev con il numero atomico 78, a cui è stato attribuito il simbolo Pt. Come l'oro e l'argento, esso è un semimetallo, o metallo di transizione, il quale presenta caratteristiche distinte per malleabilità e duttilità. Il platino viene utilizzato in parecchi ambiti: dall'odontoiatria alla gioielleria; dall'industria elettrotecnica a quella automobilistica. Nella prima per la realizzazione di cavi specifici, nella seconda viene impiegato come catalizzatore nelle autovetture per ridurre i gas inquinanti.

Il platino si trova in natura mescolato all'oro e all'argento nella sabbia e per separarlo da questi elementi occorrono dei ben precisi processi industriali.

In ambito industriale, la fusione del platino è il primo processo di lavorazione del suddetto elemento. Questo viene portato a temperature di 1800 gradi circa, temperatura alla quale fonde, poi il liquido metallico viene raffreddato convogliandolo in un sistema di raffreddamento che sfrutta dei processi termodinamici, in particolare la cessione di calore per irraggiamento dove il fluido termovettore circola in un sistema di fasci tubieri immersi di solito in acqua fredda. Man mano che il fluido si raffredda, questo si solidifica. Il materiale così ottenuto viene lavorato fino a fargli assumere una forma sottile, in termini tecnici, a maggior superficie per poi essere arrotolate in matasse, da tagliare in verticale con apposite seghe automatizzate.

La fusione del platino comporta la creazione di nastri, i quali poi possono subire due tipi differenti di lavorazione, ovvero la profilatura e lo stampaggio e tranciatura. La prima riguarda la produzione di sottilissimi tubi di platino mediante l'ausilio di appositi macchinari sezionatori; la seconda riguarda la creazione di determinate forme in platino generate da particolari morse e matrici. Tali lavorazioni danno origine ai così detti semilavorati

Per quanto riguarda la microfusione del platino, questa è una pratica che risale a molti anni fa. Tale processo prevede la creazione di determinati gioielli mediante l'ausilio di stampi in cera. L'artigiano inizialmente crea la scultura in cera. Dopodiché la riveste di una miscela di acqua e gesso e la sottopone a cottura in forma. Il gesso solidifica e la cera liquefa. Il gesso presenta identicamente tutti i solchi del gioiello creato in precedenza con la cera. Quindi successivamente in un recipiente con acqua fredda, all'interno del calco in gesso viene fatto colare il platino fuso. Il gesso si spacca per shock termico e il platino solidifica, dando vita al gioiello ideato inizialmente in cera.

Una volta creato il gioiello in platino, questo può essere personalizzato incastonando dei diamanti o pietre preziose. Il processo ultimo è quello della correzione di imperfezioni o anomalie ed infine avviene la punzonatura che imprime il marchio e le caratteristiche del gioiello. Infine i gioielli vengono smistati, lucidati e vengono resi disponibili per lo smercio per le grandi catene di gioiellerie a carattere macroscopico oppure per piccole boutique di città.